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INTERVIEWS | Chatting with Laura Bethan Wood at Milan Fuorisalone 2018

interview laura bethan wood fuorisalone milan moroso

Today I’m happy to show you an abstract from our interview with Laura Bethan Wood, as featured in the N/T ebook about news and trends from Milan Design Week 2018.

I met Laura at the Moroso showroom in Via Pontaccio in the heart of Brera, during Fuorisalone 2018. It was at the same time nice and unusual for me to hear a British accent in Milan, and the interview felt like a friendly chat.

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She is a creative individual at 360°, who believes in her aesthetic and in the need to experiment. And that’s especially visible in the peculiar way she dresses up.

When did she develop her sense of style and creativity? That’s one thing I was curious to discover!

 

– Laura Bethan Wood Interview – 

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M| Let’s talk about the new collection for Moroso. Where does the inspiration come from?

L | This exhibition with Moroso is called Mono Mania Mexico because it’s about this singular obsession I’ve had with a building in Mexico City, called the New Basilica of Our Lady of Guadalupe, and in particular its stained glass windows. For me the building, the windows, the patterns and the colours signified the very different palette I experienced in Mexico, which is so different from the palette of colours that I had experienced in London or in other European cities. It had a fundamental impact on my work. So when I had the meeting with Moroso and we were talking about what we could do together, the Guadalupe world seemed to be a perfect fit. Moroso is not a brand afraid of colours so I knew we could really experiment together.

 

 

M | The readers of ITALIANBARK are mainly Millennials and young professionals. What were you doing in your 20s?

L | Dancing a bit more maybe. I was studying when I was in my 20s. I moved from Brighton to London which was a big thing for me: I had been focused to go to the RCA since I was 16, so to finally getting to go there was an important moment for me. Before I started at the RCA, I had a first period where I worked in a bar and then I did a work exchange with a glass artist. I would do two days for him for free in his studio and I would be able to work in his studio for two days. And that allowed me to self-produce my first self-produced collection. And then I started making jewellery because it was a scale that I could make from my room in a shared flat. And at that time there was a really interesting period for the nightlife in London and the dress up. People made amazing efforts to make eccentric outfits. For me this was so amazing, I met so many people that I am still good friends with now, in completely different creative industries to me, like Gary Card, fantastic set designer. So we all came there to dress up, kind of explode our creativity and share with each other.

And then there was a second period when I went to the RCA and I had to stop the dancing so much and start the working. My tutor really helped me to challenge my work and bring it to the next level. Being in that environment around so many amazing students and tutors opened my eyes up to a deeper level of understanding of the different ways that design can work and impact.

 

 

M | Trends. Love them or hate them?

L | I don’t make a trend board as a way to produce work. Obviously when I see that certain things are becoming more dominant I’m aware of them. You need to be aware of the elements that the materials are associated with. When I’m teaching my students for example and they want to work with a material that’s seen as being on trend at the time, I always tell them they need to make sure that is the right material for the context of that project. What they don’t want is someone to walk past and go: “Oh, it’s another brass thing”. So it’s also when something it’s been used within trends you need to be more aware and make sure you are using it for the right reason and not just because it’s a safe choice.

 

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And if you fancy 5 minutes of extra reading, have a look at our interview with Paola Navone here

 

 

[ ITALIAN VERSION ]

Oggi finalmente vi mostro il riassunto della nostra intervista con Laura Bethan Wood, che potete trovare in versione integrale nell’ebook N/T  conle novità e tendenze della Milano Design Week 2018.

Ho incontrato Laura nello showroom Moroso di Via Pontaccio nel cuore di Brera, durante il Fuorisalone 2018. E’ stato sia bello che inusuale per me sentire un accento britannico a Milano, e ho vissuto questa intervista come una chiacchierata amichevole.

Laura è una persona creativa a 360°, che crede fortemente nella sua estetica e nella voglia di sperimentare. E questo è particolarmente visibile nel modo in cui si veste e trucca.

Come si è sviluppato il suo senso stilistico e creativo? Questa è la cosa che ero più curiosa di scoprire!

 

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M | Parliamo della nuova collezione per Moroso. Da dove viene l’ispirazione?

L | Questa mostra con Moroso si chiama Mono Mania Mexico perché tratta di questa singolare ossessione che ho avuto con un edificio a Città del Messico, chiamato la Nuova Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, e in particolare le sue vetrate. Per me l’edificio, le finestre, i motivi e i colori hanno comportato una tavolozza molto diversa da quelle che avevo sperimentato a Londra o in altre città europee. Ha avuto un impatto fondamentale sul mio lavoro. Così, quando ho avuto l’incontro con Moroso e stavamo parlando di cosa potevamo fare insieme, il mondo di Guadalupe è sembrato essere perfetto. Moroso non è un marchio che ha paura dei colori, quindi sapevo che avremmo potuto sperimentare davvero insieme.

 

M | I lettori di ITALIANBARK sono principalmente Millennial e giovani professionisti. Cosa facevi durante i tuoi 20 anni?

L | Ballando un po’ di più forse. Stavo studiando a vent’anni. Mi sono trasferita da Brighton a Londra, cosa che per me è stata un grande passo: avevo desiderato di andare alla RCA da quando avevo 16 anni, quindi finalmente arrivare lì è stato un momento importante per me. Prima di iniziare alla RCA, ho trascorso un primo periodo in cui lavoravo in un bar e poi ho fatto uno scambio di lavoro con un artista che lavorava il vetro. Facevo due giorni gratis per lui nel suo studio e poi potevo lavorare ai miei progetti per due giorni. E questo mi ha permesso di autoprodurre la mia prima collezione. E poi ho iniziato a fare gioielli perché era una scala che potevo gestire nella mia stanza in un appartamento condiviso. E in quel momento c’era un periodo davvero interessante per la vita notturna a Londra e per la moda. Le persone facevano incredibili sforzi per creare abiti eccentrici. Per me è stato fantastico, ho incontrato così tante persone con cui sono ancora molto amica, in settori creativi completamente diversi, come Gary Card, fantastico scenografo. Quindi andavamo tutti lì per vestirci, per far esplodere la nostra creatività e condividere l’uno con l’altro le nostre creazioni.

E poi c’è stato il secondo periodo in cui ho iniziato ad andare alla RCA e ho dovuto interrompere la danza e iniziare a lavorare. Il mio tutor mi ha davvero aiutata a portare il mio lavoro al livello successivo. Essere in quell’ambiente intorno a così tanti studenti e tutor sorprendenti mi ha aperto gli occhi su un livello più profondo di comprensione dei diversi modi in cui il design può funzionare e avere un impatto.

 

M | Tendenze. Le ami o le odi?

L | Non considero le tendenze come un modo per ricavarne lavoro. Ovviamente quando vedo che certe cose stanno diventando più dominanti, ne sono consapevole. Ma è anche necessario essere consapevoli degli elementi a cui sono associati i materiali. Quando insegno ai miei studenti, per esempio, dico sempre che se vogliono lavorare con un materiale che è considerato di tendenza in quel momento, devono assicurarsi che sia il materiale giusto per il contesto di quel progetto. Quello che non vogliamo è che qualcuno lo veda e dica: “Oh, un’altra cosa in ottone”. Quindi quando qualcosa è di tendenza devi essere ancora più consapevole e assicurarti di usarlo per la ragione giusta e non solo perché è una scelta sicura.

 

All images Ph Alessandro Paderni – courtesy of Moroso

Potete leggere l’intervista completa nell’ eBook N/T qui